I “BULLI” CI CHIEDONO AIUTO

Troppo spesso sfogliando un quotidiano o ascoltando il telegiornale, la nostra attenzione si focalizza sugli avvenimenti di cronaca, e spesso le notizie ci riportano situazioni di bullismo. Ma cos’è il bullismo? Sicuramente non è un fenomeno sociale recente.  Il termine “bullo” è una parola antica, utilizzata sin dal Rinascimento.Edmondo de Amicis, autore del libro Cuore (1888),  ci dipinge il “bullo” Franti con queste parole: “E’ malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”.

La parola bullismo deriva dall’inglese “Bullying” e si riferisce a un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona – o da un gruppo di persone – più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole (vittima). Il bullismo non è identificato come un semplice comportamento violento, contiene infatti alcune caratteristiche distintive, quali: l’intenzionalità, il bullo mira volontariamente a ferire, offendere, arrecare danno o disagio; la persistenza nel tempo;  l’asimmetria di potere, nella relazione il bullo è più forte e la vittima è più debole e spesso incapace di difendersi.
Il bullismo si realizza in due diverse forme, può essere diretto o indiretto. Nel primo caso si basa su azioni fisiche, ad esempio il colpire con pugni o calci, l’ appropriarsi, o rovinare gli effetti personali di qualcuno; su azioni verbali, ad esempio deridere, insultare, offendere, minacciare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni discriminanti, ma anche diffondere pettegolezzi e calunnie, diffamare, escludere qualcuno dal gruppo di aggregazione. Rientra nel primo gruppo il cyberbullying o bullismo elettronico, cioè tutte le azioni di bullismo che vengono messe in atto tramite l’utilizzo di dispositivi di comunicazione elettronici come gli Sms, gli MMS, la posta elettronica, i blog, l’utilizzo del Web per diffondere contenuti denigratori, con la finalità di diffamare, minacciare o dar fastidio. Per bullismo indiretto, si intendono quegli atti meno evidenti, ma non per questo meno gravi, messi in atto per danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola dal gruppo anche attraverso false dicerie sul suo conto e affermazioni discriminanti.

Il bullo può svolgere un ruolo dominante o da gregario. Cercando di delinearne le caratteristiche principali, possiamo descrivere il bullo dominante come una persona con una grande aggressività generalizzata verso adulti e coetanei, impulsiva e con scarsa empatia, una bassa tolleranza alla frustrazione e un atteggiamento positivo verso la violenza, ritenuta uno strumento positivo per raggiungere i propri obiettivi. Sono bambini e adolescenti sicuri di sé, con elevate abilità sociali, capaci di istigare gli altri, hanno buone doti psicologiche utilizzate al fine di manipolare la situazione a proprio vantaggio, con forte bisogno di dominare gli altri. Il bullo dominante manifesta grosse difficoltà nel rispettare le regole, deumanizza la vittima al fine di giustificare la sua aggressività e la sua violenza e stabilisce rapporti improntati quasi sempre sulla prevaricazione. Il bullo gregario ha caratteristiche di personalità e atteggiamenti molto diversi dal dominante. Di solito aiuta e sostiene il bullo dominante, ma non prende l’iniziativa di dare il via alle prepotenze, è ansioso, insicuro e poco popolare; cerca la propria identità e l’affermazione nel gruppo attraverso il ruolo di aiutante o sostenitore del bullo.

Se esiste un bullo, deve esserci anche una vittima. La vittima può svolgere un ruolo passivo o può essere provocatrice. La vittima passiva o sottomessa ha scarsa autostima e un’ opinione negativa di sé.I bambini vittimizzati sono ansiosi e insicuri, spesso cauti, sensibili e calmi; se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi in quanto incapaci, impossibilitati o estremamente in difficoltà nel reagire di fronte ai soprusi. La vittima provocatrice è caratterizzata da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. È iperattiva, inquieta e offensiva, tende a controbattere e a prevaricare i compagni più deboli, ha grande difficoltà nel riconoscere specifici segnali emotivi, in particolare relativi alla rabbia. Sia nei bulli che nelle vittime, si riscontra una generale immaturità nel riconoscere le emozioni, quindi una grande difficoltà nel riuscire a gestirle.

Da sottolineare il ruolo fondamentale del gruppo dei pari nella relazione bullo-vittima: il bullo non agisce da solo, e il bullismo è un vero e proprio fenomeno di gruppo. Alcuni compagni rinforzano il ruolo del bullo, incitandolo, ridendo e sostenendolo. Il gruppo diviene un contenitore di atti violenti e aggressivi poiché nel gruppo vi è un indebolimento del controllo e  si condivide il senso di responsabilità delle azioni e questo è un meccanismo che rende più facile l’azione violenta, poiché il senso di responsabilità personale nei confronti dell’azione negativa è minore se si partecipa in tanti. Non è da sottovalutare che il bullo generalmente agisce in base ad un modello osservato per il quale nutre stima, riconoscendolo forte e coraggioso. Spesso il bullo e il gruppo sostenitore minimizzano i comportamenti aggressivi spiegando che “stavano scherzando”, oppure si disimpegnano affermando che “è successo perché lui mi ha provocato”.                                                                                                                                                                                                                   Esistono però altre dinamiche tra i coetanei: c’è chi si disinteressa e cerca il modo migliore per non essere coinvolto; c’è poi chi tenta di opporsi alle prepotenze e di proteggere la vittima, in questo ruolo di difesa si trovano spesso le bambine.

Ma quali sono le possibili conseguenze del bullismo?Per chi sceglie di essere un bullo, le conseguenze a breve termine sono legate ad basso rendimento scolastico, accompagnato da disturbi della condotta per l’incapacità di rispettare le regole e da difficoltà relazionali. A lungo termine le conseguenze sono ancora più serie, ricordiamo: ripetute bocciature e abbandono scolastico, comportamenti devianti e antisociali (furti, atti di vandalismo, abuso di sostanze), violenza in famiglia e aggressività sul lavoro.La vittima, a sua volta, nel breve termine accuserà sintomi fisici, per esempio mal di stomaco, mal di testa e sintomi psicologici quali disturbi del sonno, incubi, ansia. Avrà problemi di concentrazione e di apprendimento con conseguente calo del rendimento scolastico e riluttanza nell’andare a scuola. Vivrà una svalutazione della propria identità  e quindi scarsa autostima di sé. Se pensiamo in termini di tempo lunghi, i problemi possono diventare vere e proprie patologie legate a disturbi d’ansia, disturbi da stress, psicosomatici e del comportamento alimentare, depressione anche accompagnata da ideazione suicidaria, comportamenti autolesionistici e di isolamento sociale.  Questi sintomi possono essere evidenti già in tenera età o restare latenti sino ad evidenziarsi in adolescenza o in età adulta.

Perché il bullismo?

Le cause del bullismo sono di varia natura: caratteristiche individuali, difficoltà relazionali, contesti e ambienti di vita violenti, modelli violenti, difficoltà emotive…. Tutto concorre al fenomeno del bullismo.

Alcuni studi hanno evidenziato che il fenomeno del bullismo è collegabile a:

  • modelli culturali dell’aggressività presenti nel contesto sociale
  • fattori soggettivi
  • variabili situazionali che favoriscono l’insorgere ed il permanere delle condotte violente
  • le diverse manifestazioni dell’aggressività
  • le percezioni e i vissuti del soggetto verso il comportamento aggressivo
  • i feedback relazionali che pervengono al soggetto

Spesso in famiglia, i figli vengono incitati a sapersi difendere, a non farsi mettere sotto da nessuno, a rispondere a tono perché “è meglio darle che prenderle”. A volte, invece, si educano i bambini alla non violenza, ma poi si da loro uno “schiaffo” se fanno i capricci; arriva così un messaggio contraddittorio che il bambino non riesce più a decifrare correttamente. Un’altra ragione del manifestarsi della violenza riguarda i ragazzi che hanno subito oppure hanno assistito a violenze in famiglia. Qui l’esito può essere duplice: molti ragazzi tendono ad identificarsi con l’aggressore, perché non vogliono essere deboli, e poi tendono a riprodurre gli stessi comportamenti sugli altri più deboli di loro che individuano come possibili vittime, perché il bullo si sceglie la vittima, non è che si scaglia contro chiunque, la studia, capisce che può prendersela con quel ragazzo o con quella ragazza in particolare.

Ci sono poi fattori ambientali, ci sono ragazzi che crescono circondati da violenza. In fondo i bambini crescono conoscendo la violenza grazie ai videogiochi, ai cartoni animati….alla violenza espressa sugli schermi.

Non credo ci sia una vera causa che scateni il bullismo, credo che ci siano responsabilità che coinvolgano tutte le persone e gli ambienti dove il bambino cresce, dalla famiglia, alla scuola, dalle palestre ai quartieri … Si può contrastare il bullismo e prevenirlo con l’educazione, con l’ascolto attento ed empatico, con una buona relazione bambino e adulto. L’adulto deve sapere accogliere e comprende, non deve chiudersi gli occhi per paura, perché avere un figlio bullo o vittima spaventa e preoccupa. Vanno forniti ai bambini gli strumenti necessari per conoscere e gestire le proprie emozioni, per incanalare verso interessi positivi e funzionali l’aggressività. L’aggressività è una pulsione naturale e positiva che l’uomo ha insita in sé, va soltanto conosciuta e incanalata affinchè non diventi violenza. Tutto questo è prevenzione.

L’errore che spesso si commette verso i bambini e gli adolescenti è mostrare disinteresse verso i dettagli della loro vita, spesso i ragazzi fanno delle azioni provocatorie proprio per vedere fin a dove possono spingersi. I bulli con i loro comportamenti violenti ci comunicano molte cose, ci chiedono aiuto. Viviamo nella società dove è più facile dire “sì” che dire “no”, forse perché i primi a non tollerare le frustrazioni dei “no” siamo noi adulti, incapaci di gestire emotivamente il pianto straziante del  bambino dopo un nostro “no”. Mi piace ricordare che i bambini vanno sostenuti e approvati con i “sì”, ma voglio ricordare anche che i “no” aiutano a crescere altrettanto bene! Non ci si può limitare a guardare e a non fare niente, sono i ragazzi stessi che si aspettano di essere aiutati e  salvati dai propri impulsi, indicando regole, mettendo limiti, dicendo semplicemente un “no”.

Dott.ssa Valeria Lucesoli

Psicologa Ancona specializzata in Psicoterapia ad orientamento sistemico relazionale - Dott.ssa Valeria Lucesoli.