LA SCELTA DEL PARTNER E L’INNAMORAMENTO
Riferendoci alla cultura occidentale, possiamo dire che vi è una tendenza generale alla scelta del partner, indipendentemente dalla forma e dalla durata del legame che ne consegue: anche nelle relazioni più libere la scelta viene operata, almeno in parte, sulla base di una serie di elementi che la condizionano. Secondo una prospettiva biologico – evoluzionista, ci sono bisogni da soddisfare, legati alla ricerca di sicurezza, alla procreazione, alla necessità di provvedere all’ accudimento di qualcun altro. In ogni caso all’interno di una relazione il requisito fondamentale è l’esistenza della fiducia di base nei confronti del partner. Schematizzando la teoria dell’attaccamento di Bowlby (1969,1973,1980), potremmo dire che in base al tipo di attaccamento alle figure emotivamente significative (i genitori), si svilupperà anche il legame affettivo con il partner; quanto più è stata soddisfacente la relazione originaria, tanto più si potrà sviluppare un atteggiamento di fiducia nei confronti delle nuove relazioni.
Nell’ottica sistemica la scelta del partner risulta dalla mescolanza tra mito familiare (Onnis, 2004), mandato familiare e ricerca di soddisfacimento dei bisogni personali. Schematicamente, il mito familiare può essere considerato un insieme di credenze non necessariamente dette, ma condivise da tutti i membri di una famiglia, concernenti l’immagine che essi hanno di sé e dei loro ruoli reciproci. Il mandato familiare sono le “richieste implicite” di cui siamo investiti. Il prevalere dell’uno o dell’altro aspetto nella scelta del partner, dipende dalla forza relativa di ciascuno di essi, ma anche dal tipo di relazione esistente con la famiglia d’origine. La scelta del partner viene fatta principalmente per somiglianza o differenza con il genitore del sesso opposto. Dice Andolfi (1999) che la scelta del partner si basa sul gioco di “vuoti” e “pieni” e che proprio la loro interazione dinamica permette che il rapporto di coppia vada avanti, si evolva o si interrompa. Spesso in quest’ultimo caso il trauma legato alla conclusione del rapporto diventa la premessa per la continua ricerca di ricostruire il rapporto interrotto e idealizzato in cui trovare sicurezza e appagamento. In questa situazione entrano in gioco i valori trasmessi attraverso il mito e la storia della famiglia d’origine. Un ruolo fondamentale assume il modo in cui sono stati affrontati all’interno della propria famiglia i processi di unione e separazione tra i membri e la qualità di sicurezza o insicurezza dei legami. Il mito crea quindi delle aspettative rispetto all’evoluzione del legame e dà delle prescrizioni di comportamento.
Anche il contesto e il tempo, in cui si svolge l’incontro tra i partner e si sviluppa il rapporto, possono indirizzare ad una scelta piuttosto che ad un’altra. Chi inizia un rapporto da giovanissimo non ha le stesse aspettative di chi lo inizia in età avanzata, né sceglie il partner in base alle stesse caratteristiche; la scelta di un partner si colloca all’interno di una serie di relazioni in continua evoluzione. Ciascun partner diventa, nelle fasi iniziali di costruzione del legame, il mezzo principale di trasmissione e di elaborazione del mito e della storia familiare.Ogni rapporto che si instaura presuppone un confronto, i rapporti appartenenti al contesto attuale o passato fanno da termine di paragone per quanto riguarda le caratteristiche del rapporto stesso. Questo confronto avviene considerando due dimensioni: quella orizzontale, in cui si collocano i legami di pari livello “gerarchico” (fratelli, sorelle, ex partner ecc…), e una verticale trigenerazionale, in cui si collocano i legami tra i vari livelli gerarchici (nonni, genitori, figli). Un errore che viene spesso fatto è quello di prendere in considerazione solo il piano orizzontale delle relazioni, facendo confronti perlopiù con i vecchi partner e le relazioni con loro instaurate, tralasciando quindi la dimensione verticale.Ogni individuo, nel corso del suo sviluppo, prende come modello, almeno inizialmente, i propri genitori per quanto riguarda uno schema di rapporto con il partner. Il prototipo delle relazioni affettive rimane quello vissuto con i propri genitori.
Sulla base di tutti questi presupposti scegliamo il nostro partner, ma cos’è l’innamoramento? L’innamoramento è la possibilità di amare ciò che non riusciamo ad amare in noi stessi perché incompatibile con l’immagine che ci eravamo strutturati di noi in precedenza. Nell’innamoramento molti aspetti di noi che la nostra coscienza aveva seppellito, irrompono improvvisamente e vengono proiettati inconsapevolmente sull’altro. Siccome siamo riusciti a proiettare sull’altra persona le nostre esigenze di completamento, che altrimenti non avremmo saputo soddisfare da soli, la mancanza di innamoramento ci fa sentire la mancanza di qualcosa di vitale. Ci si innamora delle relazioni e non delle persone. Ci innamoriamo delle immagini che l’altro ci rimanda, dei feedback che riceviamo sulla nostra immagine, sul nostro sé. Nella fase dell’innamoramento ognuno propone inconsapevolmente, con grande abilità, un’immagine ideale di sé; il partner sarà più o meno attratto da questa illusione nella misura in cui la stessa corrisponde alla soluzione di antichi bisogni profondi…
Cosa aiuta la coppia a crescere quando l’innamoramento viene meno? In letteratura molti autori descrivono dettagliatamente l’evoluzione del rapporto di coppia; in questo articolo non farò una panoramica, né commenterò le varie fasi analizzate nelle teorie, in quanto l’argomento sarebbe troppo vasto e complesso per essere esaurito in poche righe, mi limiterò a dare una spiegazione comprensibile di come il rapporto di coppia va rinegoziato costantemente per renderlo autentico in ogni sua fase di crescita.
Nel momento in cui nasce la coppia, i partner sottoscrivono, in termini metaforici, un contratto che si colloca tra la dichiarazione di impegno e di fedeltà al legame, e la presenza di una dimensione inconsapevole.M. Malogoli Togliatti ed al. (1999) paragonano il patto di coppia ad un iceberg. La parte emersa è costituita da norme esplicite e da accordi consapevoli (come l’impulso biologico sessuale e l’impulso rivolto alla riproduzione) e da norme sociali; la parte sommersa è formata da vincoli non consapevoli di natura affettiva – emotiva, relativi all’attesa di ognuno dei partner che l’altro corrisponda ad un partner immaginario ideale in grado di appagare le proprie aspettative e che si relazioni a lui per confermare una specifica immagine di sé. L’insieme delle norme e dei vincoli affettivi prende il nome di I contratto. La parte sommersa dell’iceberg si basa su una forte idealizzazione di sé, dell’altro e del rapporto, ed è caratterizzata dall’illusione , che presuppone la possibilità di curare antiche ferite e soddisfare bisogni mai soddisfatti. Quando gli elementi fondatori del I contratto sembrano perdere di solidità, o quando termina la “fase detta comunemente di innamoramento”, la coppia entra in crisi. Cancrini e Harrison (1986) scrivono che quando la coppia è in crisi è come se fosse incapace ad andare avanti nella costruzione di nuove battute; la coppia deve rinegoziare il I contratto e trovare nuovi presupposti. La possibilità o l’impossibilità di rinnovare le basi del I contratto determina la differenza delle coppie che sono in grado di superare la crisi da quelle che non lo sono. Nel primo caso si determina un processo evolutivo di modifica sostanziale del I contratto; i partner prendono in considerazione l’idea che l’accordo iniziale venga rinegoziato, sia per quanto riguarda le regole, sia per quanto riguarda l’immagine di sé e dei bisogni fondamentali relativi alla sfera affettivo – emotiva di ciascuno. Nel secondo caso le coppie rimangono cristallizzate e irrigidite intorno alle premesse del I contratto, possono tentare invano di rinegoziarlo, ma questo tentativo si trasforma spesso in una serie di rivendicazioni rispetto ai “patti non mantenuti”. Secondo Malagoli Togliatti et al. (1998), la coppia che riesce a rinegoziare il I contratto, arriverà a dar vita ad un II contratto che deriva dagli esiti positivi del processo della disillusione. Ciascun partner dopo aver idealizzato l’altro, si disillude divenendo consapevole che la realtà dell’altro è differente da come la si era immaginata, frutto di aspettative inconsce. La formazione di un giudizio realistico del partner e del rapporto di coppia permette la sua accettazione e la formazione del II contratto.
Questa capacità di rinegoziare il rapporto deve essere una costante perché permette una reale evoluzione della coppia e un continuo “innamoramento”
Dott.ssa Valeria Lucesoli
Psicologa Ancona specializzata in Psicoterapia ad orientamento sistemico relazionale - Dott.ssa Valeria Lucesoli.


Concordo pienamente su tutto quello che ho letto !